BAMBINI
Non me ne frega niente di avere figli. Anzi: la prospettiva di avere figli mi terrorizza. Mi ha sempre terrorizzato. Avere figli significa finire di vivere. Non sei più padrone del tuo tempo. Non sei più libero. Non puoi più fare niente. In compenso i figli che tua moglie ti ha costretto a procreare e che per i primi tre anni ti hanno privato del silenzio e del sonno già a quattro o cinque cominciano a pretendere vestiti e accessori firmati. Entro i sei monopolizzano le tue scelte in fatto di cinema e tivù. Dai sette agli otto iniziano a chattare on line con il vicino di casa insospettabile ma pedofilo. a nove hanno messo insieme quattro Playstation. Prima dei dieci hanno già cambiato cinque o sei cellulari e anche se non vuoi saperlo ti spiegano come si fa a uappare. A undici, massimo dodici, tirano di coca. Per i tredici partecipano a uno stupro di gruppo o a seconda dei casi lo subiscono. Nel frattempo devi accompagnarli a scuola, nuoto, tennis, cinese, yoga, karate, sashimi, sushi, tataki e sudoku, imbottirli di psicofarmaci e spendere una fortuna dallo psichiatra. Se ti azzardi a dire mezza parola ti rinfacciano che non sono stati loro a chiederti di venire al mondo. A dire la verità, ho sempre considerato i figli la più grande disgrazia che possa capitare a un uomo. In assoluto.
(G. Culicchia, Un'estate al mare)

Quando ero bambino, nei momenti di eccessiva rabbia o angoscia, quando scappavo da me stesso, dalla scuola, dalla vita e mi perdevo liberamente per le strade di Istanbul, smettevo di contare. Allora provavo la nostalgia dei disastri, degli incendi, di un'altra vita, e dell'altro Ohran.
(O. Pamuk, Istanbul)

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Pagina aggiornata il 14.10.10
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Valentino Sossella