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INFERMIERE
(M. Tobino, Gli ultimi giorni di Magliano) Il mio calepino medico da molti mesi è zeppo di nomi femminili; gli infermieri e i terapeuti maschi sono più ombre che persone. Una ragione c'è: la cura è femminile, per consuetudine e per istinto. La maternità connaturale alle donne le fa garbate nei gesti e capaci di ascolto. Qualità rare negli uomini che quando sono ottusi, lo sono in modo brutale. Uno ce n'era, nel mio primo ospedale, che io temevo: voce, movimenti, tutto in lui mi ripugnava, se a muovermi toccava a lui, io stavo subito male: il braccio mosso da lui doleva, la schiena si ribellava, le costole gemevano sul punto di incrinarsi. Eppure chi, tra gli uomini, è vocato alla cura è una benedizione per i suoi assistiti. (G. Lagorio, Càpita) "Hoo, quante arie si danno perché fanno un clistere". Tutti si arrogano diritti su un malato:
preti, medici, domestici, estranei, amici. Perfino la
sua infermiera si crede in diritto di comandargli. La sanità occidentale degli sprechi abbonda di eroi minori,
anch'essi vittime e perfino attori dello spreco, perché compressi
entro la macchina di un'informazione distorta. Si tratta della
maggioranza silenziosa della sanità, delle migliaia di medici e
infermieri che lavorano, non fanno carriere né rapide né
napoleoniche, non curano clienti facoltosi, paganti in proprio,
stringono la cinghia, abbassano la testa, tirano avanti per curare i
malati, credendo in ciò che fanno. Una maggioranza che non sa di
preciso in che cosa consista la sua missione, ma si ostina a esercitare
correttamente e con passione il proprio mestiere, uno dei più
belli, invidiabile per intensità di stimoli intellettuali, emotivi,
affettivi e di gratificazioni personali e sociali. In questo sistema ospedaliero della carità non c'erano
medici, ma infermieri, religiosi o laici, appartenenti a
congregazioni chiericali o a laiche fratrie, fratres vel sorores,
uomini o donne. Quel che contava è che fossero, di nome e di fatto,
servi infirmorum, curanti "al servizio dei malati",
assidui nell'ad-sistere, nello "stare [loro]
ripetutamente accanto". Al fianco degli infermieri c'era
tutt'al più qualche chirurgo, avente la stessa stoffa di quei chirurghi
rurali che costituivano la sola presenza dell'arte della cura
nelle campagne. In tale fase storica [metà del Trecento, ndr]
il medico nella società era lungi dall'essere una figura di valore
a tutto tondo [...]. L'assistenza che offri a un malato è importante quanto la
pillola che gli somministri. L'infermiere disse qualche cosa al medico che annuì. Si
trattava di provare al malato la camicia di forza. Trassero
quell'ordigno dalla valigia e alzarono mio padre obbligandolo a star
seduto sul letto. - E i dolori come vanno? Ci sono dei dolori? |
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