La sola idea di essere
condannato a uno schema prestabilito mi atterrisce.
(R. Chandler)
Io sono quel dannato tipo di persona che scrive a fatica sette
parole e ne cancella cinque.
(D. Parker)
Bisogna scrivere una storia semplice con la massima semplicità
possibile. Nella semplicità di una storia ci sono già abbastanza
complessità, ferocia e disperazione.
(K. Blixen)
Scrivo come posso, quando posso, dove posso. Scrivo in fretta e
furia, come ho sempre vissuto.
(L.F. Celine)
Scrivere bene una vita è difficile quanto viverla.
(L. Strachey)
Lascio che i pensieri si succedano sotto la penna nello stesso
ordine in cui i temi si sono presentati alla mia riflessione: così
potranno rappresentare meglio i moti e il cammino della mia mente.
(D. Diderot)
Uno scrittore deve avere uno stile. Oggi è la cosa principale.
Bisogna distruggere tutti i vecchi modi di sentire le cose, di
vederle, di dirle.
(G. Stein)
Scrivo come se vi parlassi.
(Marivaux)
Non credo che un autore serio abbia mai esitato a usare
un'espressione perché è già stata adoperata. Sono i pubblicitari
che si sfiancano per affibbiare epiteti incongrui agli oggetti ordinari.
(E. Waugh)
Metti a nudo il tuo cuore, e la gente starà ad ascoltarti per
quello - e solo quello è interessante.
(J. Conrad)
Voglio che la scrittura mostri come sono complicate le cose e
sorprendenti. Voglio emozionare i lettori, ma senza trucchi. Voglio
che pensino sì, quella è vita. Perché è la reazione che ho io di
fronte alla scrittura che ammiro di più. Una sorta di meraviglioso
sbalordimento.
[...] Non riuscivo a introdurre dei personaggi in una stanza senza
descrivere tutti i mobili. Lei mi dice che Hemingway insegnava a non
descrivere mai i personaggi. So tutto di quella regola. Ma tiro
dritto.
(A. Munro)
Senza la scrittura, ogni cosa diventerà insipida. Leggere non
avrebbe più senso, perché uno scrittore legge con uno scopo.
(V. S. Naipaul)
[...] "Moccoli" in piena regola, esattamente sillabati
e trascritti. Il lettore considera quella abietta pedanteria, quella
puntualità disgustosa; e scuotendo la testa, fra sé e sé
compassiona: "Chi sa poi a questo qui che cosa gli sembra di
fare."
Per conto mio, quando trovo in qualche scritto (e ogni giorno ne trovo
di più) parolacce di cotesto genere, che vorrebbero toccare il
culmine della violenza fantastica, dell'orrore, della passione, poco
ho da essere in dubbio ch'esse esprimano, invece e solamente, la
frigidità e la isteria d'un autore. L'arte non adopera materialmente
le cose dell'esperienza; ma dà forma comunicativa all'emozione
ch'esse suscitano in noi. E il procedimento di coloro che si tengono
su, e si fanno coraggio, a forza di "moccoli", oscenità e
parolacce, corrisponde come due gocciole d'acqua a quello dei pittori
bastardi, che non solo si limitano a riprodurre oggetti ed aspetti
materiali, ma per essere anche più sicuri, nella pasta dei colori
strizzati sulla tela inseriscono frantumi degli oggetti medesimi, come
stoffe, lustrini, stagnola, pezzi di latta credendo così che
l'illusione sarà irresistibile.
Ch'è un grandissimo sbaglio. Il lettore e lo spettatore recalcitrano
proprio dall'espressione eccessivamente aggravata di materia e
d'intenti. Cominciano subito a insospettirsi. Temono un sopruso. A
vedere tutta quella ostentazione di sudanti muscolature, la loro prima
idea è che i manubri siano di cartone, truccati. In altri termini: le
parolacce, le descrizioni troppo cariche e spinte, e non diciamo poi i
"moccoli", sono "controproducenti". In estetica,
sono pessimi affari, speculazioni sballate. Uno che se ne intendeva:
Montaigne, e ci teneva a dir pane al pane e vino al vino, una volta
osservò che ha voglia Marziale d'alzare le sottane a Venere fin sopra
la testa. Egli non riesce a mostrarcela intiera, come altri poeti
(Virgilio, Lucrezio) più discreti di lui. "Perché chi dice
tutto ci satolla e disgusta". E gli ingenui che si gonfiano la
bocca con le parolacce non fanno altro che distruggere in germe quegli
stessi effetti che si proponevano di suscitare. Ci invitano (cosa
umiliantissima) a pregare Venere cortesemente che non ne faccia di
nulla, e si rivesta e ci lasci in pace.
(E. Cecchi, Parolacce in Di giorno in giorno)
Mi stupisco che qualche imbroglione non abbia ancora pensato
di aprire una scuola di scrittura.
(A. Cravan, dadaista-pugile, 1914)
La frase migliore? La più corta.
(D. Hammett)
Un'opera non dovrà mai
"piacere", "entusiasmare", ma
"interessare", o almeno
"incuriosire". I giudizi positivi dovranno
essere espressi con i seguenti aggettivi
(assolutamente vietati i rozzi "bello",
"grosso", "brutto"):
"intrigante" (molto in voga, ma in lieve
declino), "ben strutturato",
"esperto", "rilevante". I
negativi: "fragile", "futile",
"irrilevante", "supponente"; il
colmo della ripulsa si esprime con l'aggettivo aulico
"turpe".
Assolutamente vietato il turpiloquio in conversazioni
letterarie, eccezion fatta per l'efficace definizione
"stronzo", ma pronunciata a bassa voce e
con un risolino d'intesa. Fareste ridere glia stanti
al solo pronunciare locuzioni quali "alla
grande", "al limite",
"chiaramente", "non c'è
problema", "è il massimo", "mi
pare giusto". Fra i giochi di carte,
consigliabili i tarocchi, tollerato il tresette.
(L. Canali, Manuale ad uso degli
scrittori esordienti)
È il ben pensare che conduce al ben dire.
(F. De Sanctis, La giovinezza)
La semplicità è la forma della vera grandezza.
(F. De Sanctis, Storia della letteratura italiana)
La chiarezza adorna i pensieri profondi.
(Vauvenargues)
Con la virtù si fanno solo opere fredde. Sono la passione e
il vizio ad animarle.
(D. Diderot)
Niente di peggio che lavorare a orario fisso: si produce
scrittura burocratica.
(A. Arbasino)
Scrivo per scrivere.
(C. Simon, premio Nobel per la Letteratura 1985)
Bisognava cercare di interpretare le sensazioni come segni di
altrettante leggi e idee, tentando di far uscire dalla penombra quel
che avevo sentito, di convertirlo in un equivalente intellettuale.
(M. Proust)
È in ogni uomo di attendersi che forse la parola, una parola,
possa trasformare la sostanza di una cosa. Ed è nello scrittore di
crederlo con assiduità e fermezza. È ormai nel nostro mestiere, nel
nostro compito. È fede in una magia: che un aggettivo possa giungere
dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio
possa recuperare il segreto che si è sottratto ad ogni indagine. Ma
è l'ottimismo che se ne va sempre per ultimo, e che dunque serve,
sovente, di più lungo aiuto.
(E. Vittorini, Diario in pubblico)
La mala salute va a nozze con la scrittura. Il malessere è
l’inchiostro dello scrivere.
(G. Manganelli)
Scrivere è una malattia, come la perla.
(R. Musil)
Come faccio a far capire a mia moglie che anche quando guardo
fuori dalla finestra sto lavorando?
(J. Conrad)
Meno c'è da dire su qualcosa, più la scrittura tende
all'opacità.
(N. Hornby, Una vita da lettore)
La camera di David era la classica, spartanissima cella dello
scrittore: scrivania, una sedia, materasso sul pavimento, pile di
libri ovunque.
(K. Dornstein, The Boy Who Fell From the Sky)
"Come mi sento se fossi lei? Come dev'essere stare dentro
la sua pelle?" - questo è ciò che devi fare se vuoi scrivere
anche il più semplice dei dialoghi: devi spartire non soltanto la tua
fedeltà, ma persino i tuoi sentimenti fra diversi personaggi. Credo
che sto parafrasando D.H. Lawrence, il quale un giorno disse che per
scrivere un romanzo bisogna essere capaci di assumersi una mezza
dozzina di conflitti e sentimenti contraddittori e opinioni, con lo
stesso grado di convinzione, veemenza ed empatia.
(A. Oz, Contro il fanatismo)
Il mio compito può essere solo quello di riferire le mie
percezioni, quale che sia il loro effetto, di riferire sempre le
percezioni che mi sembra valga la pena di trasmettere agli altri, di
riferire o quello che vedo o quello che, nel ricordo, vedo ancora
oggi, quando, come adesso sto facendo, mi guardo indietro e molte cose
di trent'anni fa non mi sono più chiare, ma altre sono ultraevidenti
come se fossero successe ieri. Per salvarsi, quelli a cui ci
rivolgiamo non credono alle nostre parole, spesso non credono alle
cose più ovvie. L'uomo si rifiuta di lasciarsi disturbare da un
disturbatore della pubblica quiete. Per tutta la vita io sono
stato un disturbatore del genere, e sempre sarò e rimarrò un disturbatore
della pubblica quiete.
(T. Bernhard, La cantina)
Quando scrivo non leggo nulla, quando leggo non scrivo nulla, e
per lunghi periodi di tempo non leggo nulla e non scrivo nulla,
entrambe le cose mi ripugnano nello stesso modo. Per lunghi periodi
scrivere e leggere mi risulta altrettanto odioso, e sono condannato
all'inattività, vale a dire all'esame torturante e approfondito della
mia personalissima catastrofe che vedo da un lato come curiosità,
dall'altro come conferma di tutto ciò che io sono oggi, nonché di
tutto ciò che in queste circostanze tanto quotidiane quanto
innaturali, artificiose, e addirittura perfide, io con l'andar del
tempo sono diventato.
(T. Bernhard, La cantina)
È stato scritto da più parti che una lettura avvincente
stimola la scrittura, che la scrittura stessa è oggi considerata un
piacere. Crediamo che sia così, anzi a nostro avviso la lettura stimola
anche il dialogo, il racconto. Chi ha letto e gustato una bella storia
è naturalmente portato a raccontarla oralmente e qualche volta anche
per iscritto. I piaceri in questi casi si sommano: a quello
della lettura di un bel romanzo o di un bel saggio si aggiunge quello
della rievocazione, della narrazione, quasi per rivivere lo stesso
piacere insieme ad altri nel momento in cui ad altri lo comunichiamo.
(E. Detti, Il piacere di leggere)
Ogni attività del pensiero che non sia diventata scrittura è
in fin dei conti assolutamente priva di valore, perché inquieta se
mai solo chi se la inventa, non fa storia, mentre lui, come è
naturale, aveva l'ambizione di fare storia, il che è da sempre il
primo presupposto per uno scritto importante ed epocale.
(T. Bernhard, I mangia a poco)
- "Qualche consiglio agli aspiranti scrittori?"
- "Leggete più che potete, e rileggete con occhio critico.
Lasciate perdere i corsi di scrittura creativa, e non fate mai leggere
ad altri un lavoro in corso, non si sa mai, qualcuno potrebbe poi
avere la vostra stessa idea..."
(N. Gordimer, "Il mio Sudafrica", intervista a L'Espresso
31.01.2008)
I poeti parlano sempre della propria casa, del proprio papà e
della propria mamma e attraverso un'operazione di questo tipo, però,
cercano prima di tutto di parlare fino in fondo di sé.
(G. Bassani, Italia da salvare)
Scrivere è sempre per me una sorta di campagna militare.
Confesso che lo affronto con metafore militari. C'è una strategia,
una concezione generale, e via via tutta una serie di tattiche. Se sei
bloccato, mai chiuderti in trincea; continua ad avanzare. Mai cercare
di espugnare una roccaforte prendendola d'assalto o disponendo un
assedio. giraci intorno e con il tempo cadrà da sola. Niente battaglie
campali con le voci interiori di sabotatori, disfattisti, avversari.
Una scaramuccia, un rapido lancio di frecce e via, nel folto del
paragrafo successivo. La vulnerabilità, la scarsità di riserve vanno
mimetizzate con coreografiche parate e squilli di tromba (non
dimenticare che anche gli altri sono altrettanto vulnerabili).
Saccheggia i magazzini del pensiero, ammoderna vecchi materiali e
usali per rinforzare le linee. Abbandona il terreno che non puoi
sfruttare, ma se stai inseguendo un argomento, annettiti tutti i
territori che puoi.
(J. Hillman, Un terribile amore per la guerra)
Non può esserci eleganza di parole, senza aver prima concepito
e sviluppato un pensiero, e non ci può essere chiarezza di pensiero
senza chiarezza di parole.
(Cicerone, De oratore)
L'arte dello scrivere consiste nel cancellare, cancellare,
cancellare.
(R.L. Stevenson)
Scrivere è, per me, il tentativo di mettere ordine nel mondo
che sento come labirinto, come manicomio.
(F. Durrenmatt)
Scrivi con furia, correggi con flemma.
(W.D. Roscommon)
Pensare col cuore e scrivere con la testa.
(C. Dossi)
Non basta che lo scrittore sia padrone del proprio stile.
Bisogna che lo stile sia padrone delle cose.
(G. Leopardi, Zibaldone)
Scrivere, pertanto, è un'attività complessa: è, insieme,
preferire l'immaginario e voler comunicare; in queste due scelte si
manifestano tendenze assai diverse e a prima vista contrastanti. Per
pretendere di sostituire un universo inventato al mondo esistente,
bisogna rifiutare aggressivamente quest'ultimo: chiunque vi stia
dentro come un pesce nell'acqua e pensi che tutto va bene, non si
metterà certo a scrivere. Ma il desiderio di comunicazione
presuppone che ci si interessi agli altri; anche se nel rapporto
dello scrittore con l'umanità entra dell'inimicizia e del
disprezzo.
(S. de Beauvoir, La terza età)
Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore
trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza
certi volti, certi eventi grandi o minimi, certi personaggi, certe
luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e
disperazione, tante pagine non sarebbero nate.
(C. Magris)
Scrivere per essere vivi e autentici. Non conosco altra ragione
valida per scrivere. La fama è decisamente secondaria e non
meriterebbe che minimi sforzi.
(G. Pontiggia)
Non c´è nulla di sorprendente come la vita. Tranne lo
scrivere. Lo scrivere. Sì, certo, tranne lo scrivere, l´unica
consolazione che abbiamo.
(O. Pamuk, Il libro nero)
Esiste una sola scuola: quella del talento.
(V. Nabokov, Intransigenze)
- Quali sono le virtù letterarie a cui cerca di arrivare, e
come?
- "La capacità di chiamare a raccolta le parole migliori, con
ogni aiuto disponibile, lessicale, associativo e ritmico, per
esprimere con la massima precisione possibile ciò che si vuole
esprimere".
(V. Nabokov, Intransigenze)