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| SPORT |
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Non credo che esista un altro spettacolo sportivo
(la partita di calcio, ndr) capace, come questo, di
offrire un riscontro alla varietà dell'esistenza, di specchiarla o
piuttosto rappresentarla nei suoi andirivieni, nei suoi imprevisti,
nei suoi rovesciamenti e contraccolpi; e persino nelle sue stasi e
ripetizioni; al limite, nella sua monotonia. Tutto quello che so della vita l'ho imparato dal calcio. Il calcio non è colpire una palla, è lottare. Poco giova l'esercizio del corpo; ma la pietà giova a
tutte le cose. È un segno di una natura di tempra non fine il dedicarvi a
cose che si riferiscono al corpo; il preoccuparsi eccessivamente ad
esempio, della ginnastica, del mangiare, del bere, del camminare,
del cavalcare. Tutte queste cose andrebbero praticate solo
incidentalmente: ciò che ci deve stare veramente a cuore è la
formazione dello spirito e del carattere. Perdere è un modo di apprendere. E vincere, un modo di
dimenticare quel che si è appreso. Ray Sugar Robinson, Tunney e Cassius Clay sono stati i più
grandi pugili del ventesimo secolo, ma dei tre il più intelligente,
sobrio ed elegante fu Gene Tunney. I calciatori non hanno neanche il tempo di
pensare. Hanno i procuratori e gli sponsor,
maneggiano miliardi, vanno in tv, ma sono tutti molto
ignoranti, di un'ignoranza incredibile Il totaalvoetbal rispecchiava la mentalità di una
città libera, piena di idee nuove, sessualmente emancipata,
democratica. Il nostro calcio era ed è leggero, d'attacco, quanto
quello del Feyenoord è fisico, difensivo, un po' operaio. E sa
perché? È un problema di aria e terra. Amsterdam è sempre stata
una città artistica, effervescente, mentre Rotterdam, completamente
distrutta dopo la guerra, ha dovuto lavorare sodo e sgobbare per
rimettersi in piedi. Andare a vedere l'Ajax è come andare al
teatro, si applaude solo quando ne vale la pena. Teppismo da stadio. [...] La discarica in cui si concentrano le
infinite inquietudini provocate nelle pieghe della società italiana
da una diffusa disoccupazione psicologica. Una disoccupazione che
non riguarda il lavoro, ma l'animo e la mente. Dunque ancora più
pericolosa. Amo il baseball. Sai bene che non deve significare nulla: è
semplicemente bello da guardare. Senza il pericolo la montagna non è montagna, ma è un gioco
sterile. Posso far costruire una montagna artificiale anche in una
grande sala, e lì fare degli allenamenti o delle gare. Questo si fa
oggi, ed è una forma di abilità nell'arrampicarsi. Però non è
quello che è l'alpinismo. All'alpinismo è necessaria la
difficoltà, l'esposizione, l'essere fuori nella wilderness,
in un ambiente selvaggio e desolato, e anche il rischio. Il fascino
delle montagne è dato dal fatto che sono belle, grandi, pericolose. C'è chi pensa che il calcio sia una questione di vita o di
morte. Che vergogna! È più importante della vita e della morte. "Testa giocatori buona solo per portare cappello" - "Vinca il migliore" Giocare su un tavolo da pranzo o di cucina con le figurine che
raffiguravano i calciatori, a inventare delle partite di calcio
cartacee dove usavi come pallone un tappo di latta. È stata una
cerimonia comune all'adolescenza di quelli che oggi hanno superato i
cinquant'anni, o che ci sono molto vicini. [...] Era un modo per
cominciare a balbettare la vita e quel che è della vita; tanto che
per alcuni di noi il calcio, le sue metafore, i suoi accadimenti e
la loro alternanza, a cominciare dall'alternarsi delle vittorie e
delle sconfitte, sono rimasti come una pietra originaria e fondante,
come un cominciamento a cercare un'identità, un'identità che fosse
possibile e auspicabile a un ragazzino di quaranta o cinquant'anni
fa. [...] spettatori che si vendicano dell'inutilità della vita
col sarcasmo, le insolenze, le risa sguaiate, le pernacchie. La vita non è, e non è mai stata, una vittoria in casa per
2-0 contro i primi in classifica con la pancia piena di patatine
fritte. Il calcio, la ginnastica artistica, la pallavolo, l'atletica
leggera, il tennis da tavolo, i tuffi. Gli sport amati e praticati.
Il sapore delle palestre e dei campi sportivi, dove vince chi vale
di più. La stretta di mano all'atleta che ti ha battuto o che hai
battuto. L'amore mio smodato per lo sport, per la contesa leale, per
la sfida in cui dai il meglio di te stesso. Il rispetto per
l'avversario che hai davanti, ciò che lo sport t'insegna come
nessun'altra cosa. Imparai nelle palestre e sui campi dello sport
agonistico infinitamente di più che non al liceo classico. A questo sport io mi sottraggo, e nemmeno lo guardo. Giocatori
che si mettono a correre solo se sono inquadrati da un regista
durante le “notturne” di coppa, gente che si vende per un gelato
o un frigorifero, altra gente che non si sacrifica per scudetti o
traguardi, ma per usare scudetti e traguardi a fini monetari, non
sono i “miei” sportivi. Li ho salutati senza rancore, e non
possiamo più rivolgerci un fraterno “tu”, ma un vecchio e più
pulito “lei”. Non avevo avuto mai voglia di esercitare uno sport, anzi ho
sempre odiato lo sport e tuttora lo odio. È sempre stata attribuita
allo sport, in ogni epoca e soprattutto da ogni governo,
un'importanza grandissima, per la buona ragione che lo sport
intrattiene e obnubila e rimbecillisce le masse, e in primo luogo le
dittature sanno bene perché sono sempre e in ogni caso favorevoli
allo sport. Chi è per lo sport ha le masse al suo fianco, chi è
per la cultura ha le masse contro, diceva mio nonno, e per questo
tutti i governi sono sempre per lo sport e contro la cultura. Ho speso quasi tutti i miei soldi in alcol, donne e macchine
veloci. Gli altri, li ho sprecati. E certo non c'è gloria maggiore per l'uomo , fino a che vive
/ di quella che si procura con le mani e coi piedi. L'esercizio fisico è una bubbola. Se sei sano, non ne hai
bisogno; se sei malato non ne puoi fare. Bisogna essere i migliori e superare gli altri. A nome di tutti gli atleti giuro che parteciperemo a questi
Giochi olimpici rispettandone fedelmente le regole, gareggiando
senza fare ricorso al doping né ad altre sostanze chimiche, attenendoci
al vero spirito sportivo, per la gloria dei Giochi e l'onore della
nostra squadra. [ Il calcio è] il regno della lealtà umana esercitata
all'aria aperta. [Il Fantacalcio]: il delirio di una civiltà completamente
fottuta nel cervello. Avete giocato al pallone e siete stato sobrio. Il calciatore deve creare bellezza e armonia ogni volta che
scende in campo. Correndo sulla pista rossa, fra le corsie disegnate a calce,
mi sentivo pervaso di uno spirito olimpico e mi veniva da pensare
che forse l'antica Grecia era quello soltanto: lunghi pomeriggi
passati a gareggiare, l'odore della sabbia, il battito del fiato, le
grida, il sole, il vento. era una cosa pulita, l'atletica. Aveva
delle regole comprensibili, aveva i suoi riti. si poteva vincere, ma
era bella anche l'onestà del perdere. Invece nella vita vera, fuori
dal cancello, era obbligatorio vincere. Strano ciclista: "Sono scontento di essere arrivato
primo". Se tu guardassi, seduto in mezzo agli spettatori, le prodezze
di quegli uomini, la bellezza dei corpi, la robustezza mirabile, le
prove straordinarie, la forza imbattibile, il coraggio ,
l'emulazione, lo spirito indomabile, l'impegno inesauribile profuso
per la vittoria, non cesseresti di lodare, di acclamare, di
applaudire. Era tutto teso come quando era terzino della squadra del
Grosseto e avanzavano gli attaccanti avversari. [...] Pareva tutto facile dalla tribuna; ma quando uno aveva
la palla tra i piedi, in corsa, già c'era da pensare a
controllarla, e poi difenderla, e poi metterla al posto giusto. Ma
sì!, loro non capivano niente. Non avevano mai giocato, loro, erano
rimasti tutta la settimana seduti in ufficio a farsi marcire il
fegato, e adesso, alla domenica, dovevano vincere, dovevano tornare
a casa soddisfatti, poter affermare: abbiamo vinto! [...] avrebbero
dovuto sputare sangue, morire, tutte le volte, pur di vincere:
rincorrere tutte le palle inutili, invece di tenere la birra per
l'occasione buona. Rincorrere le palle perse! [...] "Quante
volte crede, signor presidente [...] quante volte crede che uno
scattista corra i cento metri in un giorno?" [...] "Ecco, consideri
che fare il centravanti sia come correre i cento metri, ma con un
pallone fra i piedi". "Che tu possa incontrare la vittoria e la sconfitta, e
trattare queste due bugiarde con lo stesso viso". Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. L'importante non è vincere ma partecipare con impegno, nella
vita come nello sport. Palleggi, palleggi in un pomeriggio d'estate. Quel bambino
concentrato, solo col suo pallone, era capace di passare ore, pur di
superare il numero di tocchi che si era prefissato. Non allegro, ma assorto,
pienamente consacrato al mio compito. Una buona approssimazione alla
felicità. Forse per questo ho cominciato a scrivere poesie. Strada facendo la conversazione cadde sullo sport. Nessuno dei
due ne faceva: non andavano mai né a una partita di calcio né a un
incontro di pugilato. Ma lo sport di una volta, quando loro erano
bambini, era un'altra cosa. Si misero a parlarne. Parlarono dei temi
andati, delle prime corse ciclistiche, dei primi assi del volante,
dei grandi campioni della boxe e d'incontri rimasti famosi. Una
folla di nomi sbocciò sulle loro labbra. Ho sempre sostenuto che colpire i pali sia più bello che
segnare una rete. Il calcio è uno dei pochi argomenti che mi faccia dimenticare
le donne, cioè la loro assenza, il vuoto, il bianco che più bianco
non si può. Non esiste punteggio, né squadre, né partite. Gli stadi non
sono che cantieri in demolizione. Oggi ogni cosa avviene solo negli studi
della radio e della televisione. La falsa eccitazione degli speaker non vi
ha mai fatto sospettare che sia tutta una finzione? L'ultima partita di
calcio è stata giocata il 24 giugno 1937. Da quella data, il calcio, come
tutta la vasta gamma degli sport, è un genere drammatico, orchestrato da
un uomo, solo in uno studio, o interpretato da attori in divisa da gioco
davanti al cameraman [...]. La pubblicità in eccesso è il contrassegno
dei tempi moderni. "Quando andavo a scuola a Holon, il mio professore di
ginnastica, Yehian Peled, mi chiamava sempre 'Ganz il polentone'
perché ero piuttosto lento. Ero molto bravo in inglese e in
matematica, ma in educazione fisica ero proprio Ganza il polentone.
Tutti abbiamo i nostri punti deboli. [...]" L'uomo è interamente uomo soltanto quando gioca. Il gioco risveglia la creatività, acuisce i sensi e aguzza
l'ingegno, forma il carattere ed educa alla responsabilità; insegna
ad affrontare vittorie, sconfitte e frustrazioni, e insegna anche
che è necessario sottostare a un'autorità. inoltre richiede la
massima serietà, ma dona anche la più felice spensieratezza;
esercita la disciplina e la collaborazione, risveglia il senso
dell'ordine, permette di familiarizzare con la forza del Caso, reca
ore di svago e rende liberi, perché non serve a nessuno scopo
esterno. Non esiste nessun'altra situazione in cui un bambino o un
adolescente possano sperimentare con maggiore immediatezza il modo
in cui fortuna e felicità interagiscono tra di loro. |
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il 27.04.11 |