copertina libroEsperto di comunicazione e di management, tifoso del Barcellona, Miquel Angel Violan è considerato il maggior "guardiologo" vivente. Coaching Guardiola non è propriamente un libro di calcio, ma è il tentativo di leggere in prospettiva manageriale il lavoro e i successi di un grande allenatore e, attraverso un'analisi serrata, distillarne i segreti auspicandone la diffusione anche ad altri ambiti della vita estranei ai campi erbosi: in azienda, nella vita civile, a scuola, in famiglia, nella propria vita personale e professionale. Dovunque ci sia la necessità di ispirare, guidare e organizzare.
Insomma, come migliorare la qualità della propria esistenza rifacendosi ai metodi di avanguardia nello sport.

Joseph Guardiola è ormai un fenomeno sociologico tout court e non soltanto in Spagna. È l’allenatore più vincente della storia del Barcellona: in quattro stagioni ha vinto tre campionati spagnoli (2009, 2010, 2011), due Champions League (2009 e 2011) e due Coppe del mondo (2009 e 2011) conquistando nel 2011 la palma di miglior allenatore del pianeta (FIFA World Coach of the Year). Dopo il Barcellona, dal 2013 al 2016 ha allenato il Bayern di Monaco, dove ha cercato di conciliare la creatività latina con l'ingegneria tedesca, continuando a fare un'impressionante incetta di trofei prestigiosi. Nel momento in cui scriviamo, siede sulla panchina inglese del Manchester City

Joseph Guardiola i Sala nasce il 18 gennaio 1971 a Santpedor, a un’ora da Barcellona. Il padre Valenti è un muratore.
Temperamento sensibile, a 13 anni Joseph lascia la casa dei genitori per approdare alla Masía del Barcellona, “la prodigiosa fabbrica blaugrana per la gestione dei talenti giovanili”. Il responsabile della squadra giovanile, Oriol Tort, ne apprezza la grande intelligenza e la capacità di capire velocemente lo sviluppo delle azioni di gioco. Guardiola nutre una passione esclusiva per il calcio e riesce a diventare titolare nella compagine maggiore.

A 30 anni Guardiola lascia il Barcellona per giocare nel calcio italiano. Arriva a Brescia, dove trova come compagno di squadra Roberto Baggio. Passa poi alla Roma,  che ha allora come tecnico Fabio Capello per fare ritorno di nuovo a Brescia. L’esperienza italiana giova alla maturazione di Guardiola come tecnico calcistico. In Italia egli si deve adattare a un tipo di gioco difensivista, a lui sconosciuto, che lo obbliga tuttavia ad arricchire il proprio bagaglio di esperienze.

Purtroppo in Italia vive anche una triste vicenda di doping: accusato di aver assunto nandrolone, una sostanza vietata, ottiene dopo una decina di anni una sentenza di assoluzione piena.

Diventato allenatore, cominciando dal Barcellona B, che porta subito alla promozione nella serie superiore, Guardiola promuove un calcio innovatore, fatto di etica ed estetica. Arrivato alla guida della prima squadra, nel suo stile tattico egli continua, nel solco della gloriosa tradizione del club catalano, il lavoro compiuto da Rinus Michels, Johan Cruijff e Frank Rijkaard.
Un calcio, quello che lui ha proposto e propone al pubblico di tutto il mondo, basato sul possesso palla, su una fitta ragnatela di passaggi, sulla pressione continua per recuperare il pallone e la stretta collaborazione fra i reparti: difensori che attaccano e attaccanti che difendono. Un football che coniuga in modo ammirevole il talento individuale e lo spirito di squadra.

Il segreto del successo di Guardiola, oltre al talento dei giocatori allenati, poggia sui valori (“il valore di avere dei valori”) che ispirano Pep nel guidare le persone che gli mettono a disposizione: sacrificio, umiltà, impegno, responsabilità, rispetto, onestà, bellezza. Si tratta di valori antichi, tradizionali. Valori tuttavia particolarmente preziosi in questi tempi di crisi, non solo nel calcio, dominato oggi dal denaro, dalla vanità personale e dalla corruzione, bensì anche in altri settori della vita pubblica e privata.

Secondo Miquel Angel Violan, il "metodo Guardiola" ha il merito di aver riproposto dei valori, di avere compreso che una squadra, come un’azienda, è prima di tutto uno stato d’animo e che individui motivati e soddisfatti del proprio lavoro producono i risultati migliori. L’intelligenza collettiva, poi, moltiplica il valore delle grandi capacità individuali. L’organizzazione intelligente è, come il Barca di Guardiola, un organismo che elabora la conoscenza, la condivide e la diffonde.

Altro punto importante caratterizzante il "metodo Guardiola"è la ricerca dell’eccellenza, che va perseguita quotidianamente con il duro lavoro, con la cura del dettaglio, con l’amore verso il lavoro ben fatto, con un atteggiamento esigente verso se stessi, oltre che nei confronti degli altri.

Denominatore comune deve diventare in tutti la convinzione che, per ottenere risultati fuori dal comune, è necessario appuntare l’attenzione su quello che è bene per la comunità, - non solo quella ristretta costituita dal club, ma la comunità nel senso più ampio possibile -, sulla cooperazione dei singoli, sul sapersi mettere al servizio degli altri.

Novello Derrida, Violan decostruisce il lavoro di Guardiola, i risultati conseguiti, la sua personalità, la sua ideologia.
Guardiola in Catalogna e in Spagna è diventato un esempio civico.
Con la stessa rosa di calciatori che qualche anno prima faceva disperare i tifosi, il direttore d’orchestra Guardiola, il manager Guardiola, ha saputo costruire una squadra capace di meravigliare il mondo intero. Ha saputo gestire le risorse al meglio, guidare le persone che aveva a disposizione, ottimizzare i talenti, ma soprattutto cambiare la cultura dell’intero team.

Il cosmopolitismo di Pep, che ha conosciuto altri Paesi oltre alla Spagna, che parla diverse lingue, che legge e talvolta scrive, la sua apertura mentale, lo hanno aiutato a gestire persone eterogenee per temperamento e cultura, a coinvolgerle in un progetto vincente.
La formula vincente di Guardiola è : talento + impegno.

Alla conoscenza tecnica del calcio egli unisce indubbie qualità di psicologo dotato di empatia, che gli fanno valorizzare anche le cosiddette seconde linee, quei giocatori che si accomodano solitamente in panchina. Li fa sentire comunque importanti per la squadra (e lo sono davvero, nel corso di una lunga stagione!) e, appena le circostanze lo consentono, li inserisce in prima squadra. Per lui, tutti i calciatori della rosa hanno sufficiente talento da meritare il posto da titolari.

Guardiola è un vero leader, inteso come colui che sa trasformare il comportamento delle persone e tirane fuori il meglio. Si potrebbe definire un leader carismatico. Dotato di intelligenza emotiva, cerca di essere in perfetta sintonia con tutta la squadra, in costante ascolto dello stato d’animo collettivo, qualità che gli permette spesso di saper predire l’esito di un incontro.
Fondamentalmente umile, Pep ha la consapevolezza di esser un privilegiato.
I club per cui lavora Guardiola gli mettono a disposizione molte risorse, ma è lui che sceglie personalmente i propri collaboratori, tra i migliori nel loro ambito professionale.

Talvolta Guardiola appare ostinato come nel caso dell’acquisto azzardato di giocatori che poi non si integrano bene nel collettivo blaugrana, come nel caso di Ibrahimovic e Chigrinsky. Talaltra appare forse troppo nervoso nei confronti delle decisioni arbitrali. Di certo è un perfezionista al limite dell’ossessività.
La concentrazione sul lavoro gli è facilitata dalla presenza elegantemente discreta della moglie Cristina, che si occupa della casa e dei tre figli e gli garantisce quella serenità familiare e quella tranquillità necessarie per lavorare ai massimi livelli.

Pep è diffidente, ipersensibile, emotivo. Ma non sono da intendere necessariamente come difetti. Piace molto al pubblico femminile.
Conosce a fondo la cultura del club per cui lavora.
È resiliente alle frustrazioni, anche se qualche volta in pubblico appare comprensibilmente stanco. Come tutti i veri leader sa far fronte alla fortissima pressione mediatica cui é sottoposto lui e la squadra. Ispira fiducia.

Impegno, miglioramento continuo, aspirazione all'eccellenza sono i tratti distintivi del metodo di lavoro di Guardiola, che non conosce limiti di orario.
Calciatore e allenatore vincente, l'ex centrocampista della nazionale spagnola sa che tutto è in costante movimento e quindi è consapevole della possibilità, sempre presente della sconfitta.

Guardiola ha saputo trasmettere all'intero ambiente, compresi i quadri tecnici e i tifosi, convinzione, fermezza e ottimismo. E' un gladiatore (e non a caso Il Gladiatore è uno dei suoi film preferiti). Un uomo, in questi tempi prosaici e materialisti, capace di essere animato da una missione. Da leader di razza sa dare l'esempio. Non si limita ai discorsi, ma porta a termine i  progetti annunciati. È un trascinatore. Mette nel lavoro la propria personalità e la propria anima.

Il tecnico di Santpedor ha saputo motivare, arrivando persino a ricredersi sull’uomo, giocatori dal carattere conflittuale, difficile e scontroso (almeno in apparenza) come Eto’o. Ha dovuto gestire giocatori pieni di genio calcistico, ma caratterialmente indisciplinati e forse immaturi come Ronaldinho e Deco.

Sempre secondo Violan, Guardiola rappresenta la perfetta antitesi dello spagnolo medio, arroccato in difesa, timoroso di sbagliare, privo della giusta fiducia in sé stesso, invidioso, incapace di giocare all'attacco e di rischiare.

Dietro i successi blaugrana c'è una carica enorme di energia originata dalla motivazione.
La motivazione, nel "metodo Guardiola" e negli incredibili risultati raggiunti, ha la medesima funzione della benzina per un'auto: se manca il motore si ferma. Mantenere un'elevata motivazione per lunghi periodi di tempo non è tuttavia facile. Richiede concentrazione e perseveranza. Quando ci si riesce il successo, se c'è anche il talento, è garantito.

Guardiola applica il benchmarking al calcio, cerca cioè di copiare da chi è più bravo. Anche se non ha una formazione accademica tradizionale, il nostro uomo ha brama di sapere, è animato da una grande curiosità intellettuale, che lo spinge a leggere, ascoltare, vedere, interrogare e riflettere il più possibile.

Dietro i successi del Barcellona c è la Masia, la cantera, la squadra giovanile, fucina di campioni, come Xavi, Iniesta, Puyol, Piqué e lo stesso Messi. Il merito di Guardiola è quello di aver saputo valorizzare i giovani talenti, di aver rischiato dando loro fiducia.
Egli ha saputo dimostrare a tutta la Spagna che che il successo di qualsiasi impresa deriva dalla pianificazione, dall'organizzazione e dal rigore.

Guardiola è insomma, secondo l'opinione di Violan, un leader olistico, un condottiero a tutto tondo. Un guru da Business School.

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