copertina libro"Prevenire è meglio che curare", recita un noto slogan, usato con successo anche dai pubblicitari in Tv. Non è sempre vero. Se la prevenzione in medicina ha un suo ruolo benefico, oggi se ne tende ad abusare ampiamente.

Le attività sanitarie costituiscono sempre più un business proficuo, che gli operatori del settore e l'industria farmaceutica tendono ad ampliare a dismisura. Ed ecco che se i clienti scarseggiano, si vanno a cercare. La medicina contemporanea, al fine di allargare il proprio fatturato tende così a gonfiare il numero dei malati, sottoponendo a screening ansiogeni e talvolta pericolosi persone che non hanno sintomi e godono di buona salute.

Abbassando i parametri che un tempo si consideravano normali, per esempio di colesterolo, glicemia, pressione arteriosa, indice di massa corporea, ecc. si amplia la schiera dei malati e quindi dei bisognosi di terapie sanitarie. Anomalie che un tempo nemmeno si riuscivano ad individuare, per la mancanza delle attuali sofisticate tecnologie, vengono oggi evidenziate dalle moderne apparecchiature medicali, anche quando non comportano rischi effettivi per la vita del paziente.

Nel frattempo, in nome di certezze scientifiche tutt'altro che evidenti, un subdolo terrore delle malattie viene insinuato nel cittadino comune dalla medicina tecnologica, che sempre più spesso ricorre a complicate indagini diagnostiche e all'assunzione di farmaci inutili, quando non dannosi. Sottoponendosi a innumerevoli procedure e trattamenti, le persone si illudono di scongiurare l'inevitabile rischio di ammalarsi, insito nella condizione umana, quando sono proprio i trattamenti preventivi che non di rado comportano più danni che benefici.

Ha vinto insomma il dottor Knock, il sinistro protagonista dell'opera teatrale Knock, o il trionfo della medicina di Jules Romains, il cui motto è:  "Le persone sane sono persone malate che non sanno di esserlo". Questo tipo di medicina crea malati e sperpera risorse che andrebbero invece utilizzate per chi è malato davvero. Di più: si depotenziano i sistemi sanitari pubblici, che si sono dimostrati nel corso dei decenni la soluzione migliore per garantire elevati livelli di salute per tutta la popolazione senza distinzioni di censo, per potenziare cure sanitarie private, a pagamento, che favoriscono i ricchi ed escludono i meno abbienti.

Completa il quadro la colpevolizzazione crescente dei medici, degli infermieri e degli altri operatori della sanità, costretti a condizioni di lavoro gravose e imbrigliati da una burocrazia persecutoria, ad opera di una classe politica che intende nascondere le proprie responsabilità nel promuovere le sciagurate politiche neoliberiste degli ultimi anni tese a favorire le classi sociali più elevate a scapito dei poveri.

Più che di tecnologie avveniristiche, la medicina contemporanea avrebbe bisogno di ritrovare la sua dimensione etica e di ristabilire un dialogo autentico col paziente. Non limitandosi a barrare caselle o ad appiccicare etichette diagnostiche, ma soltanto prestando attenzione a quello che la persona ammalata ci dice possiamo, in qualità di operatori sanitari, capire di cosa il paziente ha più bisogno. Le acquisizioni della psiconeuroimmunologia confermano che la malattia spesso origina dagli stress, dai traumi, dalle difficoltà attraversate dalla persona ammalata durante tutto il corso della sua esistenza e che dunque la biografia e, soprattutto, l'interpretazione che il paziente attribuisce a quanto gli è accaduto, influenzano il suo stato di salute.

Invece di ricercare inutili elisir di lunga vita, invece di coltivare un'idea onnipotente di medicina, facendo finta di ignorare che un giorno tutti ci ammaleremo e moriremo, abbiamo la necessità di tornare a condividere col malato sentimenti di solidarietà, di empatia e di compassione. E a batterci per una politica che riduca le ineguaglianze e ripristini un senso collettivo di giustizia sociale.

L'autrice, Iona Heath, ha esercitato a Londra la medicina generale per trentacinque anni. Ad una notevole e aggiornata preparazione medico-scientifica la Heath affianca la sensibilità che gli deriva da una solida cultura umanistica.

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