L'esame di maturità (brano tratto dal romanzo di Aurelio Picca L'esame di maturità, Giunti, 1995, da pagina 107 a pagina 110. Il romanzo di Picca è stato ripubblicato da Rizzoli nel 2001)

 
copertina libroMi stanno rompendo il cazzo. Non ne posso più con questo rotto in culo esame di maturità. Sta partendo la testa a tutti. Il guaio è che anche i meno scemi nell'attesa cedono. Perfino i cazzoni, quelli che hanno allenato i bicipiti e gli addominali per tutto l'inverno, si spezzano. Cadono trafitti dalle coliche spastiche, gli innamorati - non per eccesso d'amore, ovviamente. E gli asini, i pinocchio, i nullafacenti, i drogatelli, i discotecari, i secchioni, gli squattrinati e quelli che indossano la cravatta, pure, se la fanno addosso o tentano di rifarsi all'istante una verginità di umanisti in libera discesa (caduta a vite, a spirale) nel gorgo della depressione, nella ragnatela dei buonissimi propositi, dove si appiccicano come moscerini e mosche e farfalline che attendono, aspettano coi libri in mano, con le penne sguainate, con le fotocopie nevrotiche, il fatidico, l'improcrastinabile, l'ineluttabile ESAME DI MATURITÀ.

Anche i colleghi docenti non sono immuni dalle pisciarelle. Fibrillano coi programmi in mano. Pasticciano coi nomi e i registri. Loro che hanno lungamente riflettuto e ripensato per formulare stronzissimi giudizi. Si sono aiutati con la clessidra da una parte e il bilancino dall'altra. Quelli creativi alla fin fine hanno riscritto la solita solfa pensando di cucire il giudizio migliore indosso al candidato migliore. Tipo: "Alunno capace. Dotato di analisi e sintesi. Si è impegnato per l'intero arco dell'anno scolastico partecipando diligentemente e criticamente alle lezioni. Dimostrando infine...".

I prof reazionari, invece, i non-creativi, diciamo "i francobolli", per spiegarci, hanno appiccicato proprio un francobollo sulle spalle dell'allievo. Anzi, è il caso di dire che con l'alunno ci hanno giocato a briscola. Infatti gli hanno trascritto un giudizio super-su-misura: cioè quello usato nel 1985, nell'87, '88, '90 e forse per Amerigo Prò: quello del 1957 appartenuto a Margherita Samprò. Bene. Bravi. Siamo pronti. Siamo cioè nel pieno delle grandi manovre. Silenzio! La battaglia è vicina.

Gli studenti sono letteralmente spariti. Voglio dire che sfondano i telefoni per sussurrarsi messaggi psicotici: "Come si può fare per avere la traccia del tema di italiano? Ma che sai se il professor tal dei tali è amico del ministro? Tuo padre conosce tutti, come mai non frequenta il ministro?".

L'altra notte, erano cioè le tre di mattina, mi ha chiamato Francesca in preda al panico. Aveva un vuoto di memoria. non si ricordava a quanti anni esatti era morto il padre di Foscolo. E perché il poeta nel sonetto Alla sera scrive "i zeffiri" anziché "gli zeffiri".

Loro, i ragazzi, si radunano a branchi. Si sbracano sui materassi, i divani, i tappeti, si barricano nelle stanze più buie per concentrarsi meglio. Ogni mezza paginetta letta: si succhiano un pacchetto di Marlboro; due, minimo, di Camel. E si scolano una boccia di whisky tanto per rinfrescare la gola. I più stanchi invece, si rilassano con Videomusic. quelli che non fanno parte del branco vivono come eremiti sul Tibet. Hanno un loro codice di comportamento: a) non rispondono al telefono; b) non danno consigli neppure al compagno di banco; c) vogliono, pretendono, fortemente sognano il sessanta. E novantanove probabilità su cento l'otterranno.

Una terza serie di studenti si è trasferita in pieno medioevo: trascrive e ritrascrive e copia, con polso inossidabile, di tutto: lezioni di storia, temi svolti dal libro dei temi, e invece di ripetere gli argomenti a voce alta, oppure di recitarli orecchio contro orecchio, questi qui copiano, ricopiano, trascrivendo come i monaci amanuensi, con lo stesso fervore, con l'identica cura, con una passione che li tiene al tavolo piegati, ingobbiti, sicuri di farla finita, con la copia, solamente un minuto prima dell'esame.

Esiste anche un'altra specie di maturandi. Sono quelli che si ritengono spacciati o che metterebbero la loro firma su un milione di cambiali dove sta scritto a caratteri cubitali: TRENTASEI. Codeste anime sono anime perse. Deambulano tutto il santo giorno senza meta. Coi motorini, le lambrette, le biciclette, le macchine di papà. Girano insomma per la città senza darsi pace, che poi è la loro pace e che alla fine troveranno con il tanto agognato trentasei.

[...] Perché l'esame di maturità è proprio l'attesa della maturità che pesa un macigno. E anche se le generazioni sono più veloci a sfrecciare di quanto non fosse la monoposto del povero Senna, l'attesa di questo esame spacca ognuno in due. Di là: un tempo che se ne andrà lontano, più lontano dei Caraibi, e che tornerà ogni tanto come il ricordo remoto di un viaggio nei Caraibi. Di qua: il futuro che è una palla che scotta come una patata bollente.

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