Di Guglielmi mi è capitato di apprezzare negli
anni l'acutezza, l'intelligenza, la brillantezza un
po' genialoide.
Un po' meno la cattiveria, a volte irrispettosa,
verso il lavoro di narratori che forse avrebbero
meritato maggiore considerazione. Mi riferisco alla
rubrica sulla narrativa italiana che ha tenuto
recentemente per L'Espresso.
Di cattiveria un po' gratuita ce n'è anche in questo
libro, specialmente nell'ultimo capitolo, intitolato L'Aeiuoismo,
in cui scrittori come Bevilacqua, Citati,
Montefoschi, Parise, Sermonti, Siciliano e Testori
vengono accomunati dalla latitanza dei contenuti,
dall'esprimere nei loro libri soltanto l'ovvio, a
volte in modo paludato.
A parte ciò, si tratta davvero di un bel volume, che
fotografa bene la prosa italiana degli anni Settanta,
con una consistente parte antologica, accompagnata
per ogni autore da una breve scheda critica.
Un libro cui sono affezionato e che mi capita ancor
oggi di sfogliare e leggere. Ha rappresentato per me,
negli anni giovanili, una preziosa guida alla
narrativa italiana contemporanea.