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Il bene e il male

L'uomo, nel corso della storia, si è sempre interrogato su cosa è bene e cosa è male, su ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. Ha sempre ricercato dei criteri morali cui ispirare le proprie azioni.
E dalla tradizione religiosa e filosofica del passato noi traiamo degli ammaestramenti validi ancor oggi.

Il precetto biblico "Ama il prossimo tuo come te stesso", per esempio, nella sua lapidaria espressività, rappresenta una massima di saggezza ancora attuale cui conformare il nostro comportamento, un insegnamento che, se messo in pratica, racchiude più verità e si rivela più efficace di interi trattati.
E gli imperativi categorici del filosofo illuminista Kant esprimono un pensiero altrettanto attuale e capace di orientare la nostra vita alla scelta del bene: "Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale.
Agisci in modo da trattare l'uomo così in te come negli altri sempre anche come fine, non mai solo come mezzo
Agisci in modo che la tua volontà possa istituire una legislazione universale".

Tuttavia, anche se dalla tradizione del passato possiamo trarre insegnamenti irrinunciabili, non possiamo ignorare che la morale è mutata nel corso della storia dell'uomo.

Nel mondo odierno, almeno in quello occidentale, la religione non occupa più, nella vita degli uomini, il ruolo centrale che occupava alcuni secoli fa. Dopo la rivoluzione industriale il potere è passato dalla Chiesa ai centri economici e politici.

Nessuna norma, nessuna regola è considerata oggi immutabile. Il relativismo culturale è diventato la bandiera di molti. I viaggi sempre più diffusi e lo studio della storia hanno insegnato agli uomini contemporanei la relatività geografica, culturale e storica delle norme morali.
Fatichiamo ormai ad accettare il concetto di peccato e l'ultimo secolo è stato caratterizzato da una pratica, la psicoanalisi, tesa a curare e sradicare dentro ognuno di noi il senso di colpa.

Un filosofo tedesco dell'Ottocento, tenuto in grande considerazione dai filosofi contemporanei, Friedrich Nietzsche, ha invitato addirittura l'umanità ad andare al di là del bene e del male, criticando radicalmente la morale giudaico-cristiana basata, secondo lui, su di un'inversione di valori e sulla colpa.

Tuttavia, anche se il nostro tempo sembra caratterizzato da un allentamento della tensione morale individuale e collettiva, le questioni etiche, la scelta tra bene e male, continuano a turbare le nostre coscienze. Possiamo anzi affermare che valori e virtù non sono scomparsi, ma si sono modificati gli imperativi etici, hanno fatto la loro comparsa nuove proibizioni e nuovi problemi morali.

La fredda e asettica era della tecnica in cui siamo immersi celebra oggi nuove virtù: la dedizione orientata a un fine, l'uguaglianza, la libertà, la conoscenza, la democrazia.

Non è sempre stato così. Le religioni del passato, in particolare l'islam e il cristianesimo, le due grandi civilizzazioni culturali della storia, garantivano agli uomini dei secoli scorsi un orientamento valoriale sicuro e forte, una cornice che forniva all'esistenza umana punti di riferimento saldi e pressoché immutabili.

Il mondo moderno, invece, contraddistinto dallo sviluppo scientifico, tecnico ed economico, dove i fini sono determinati dai mezzi, appare assoggettato a un cambiamento continuo, senza meta apparente e senza solidarietà.

Nonostante ciò, la società occidentale non si è disgregata. È stata invece capace di rinnovarsi, stimolata da movimenti sorti come risposta, come reazione alla crisi, alle situazioni di perdita e di sofferenza.
Per opera di sempre nuovi movimenti, che si sono avvicendati sulla scena politica, si è allargata la nostra sfera dei diritti, si è affermato un modo diverso di giudicare il bene e il male.
Le cure mediche garantite a tutti, l'assistenza per la vecchiaia, la protezione dalla disoccupazione sono, per esempio, conquiste della nostra storia recente. La contestazione giovanile degli anni Sessanta ha contribuito ad abbattere le barriere razziali e ha favorito la diffusione di costumi sessuali più liberi. Il movimento femminista ha messo salutarmente in discussione la tradizionale divisione dei ruoli maschili e femminili e ha arricchito la vita delle donne di nuove opportunità.

I movimenti, per svolgere un'azione efficace e utile per tutta la società, devono accettare dei limiti, rinunciare al fanatismo e alle pretese totalitarie, rispettare le regole democratiche.

L'equilibrio raggiunto nelle democrazie, nel tempo del dominio della tecnica, è, comunque, un equilibrio sempre precario, fragile, basato su un'incertezza continua. La nostra civiltà, nel suo sviluppo caotico, spesso fa sperimentare alle persone il cosiddetto "disagio della civiltà", l'alienazione, il senso di vuoto, lo smarrimento dovuto all'assenza di significato, al non percepire una finalità chiara e positiva nelle proprie azioni.

In Italia, poi, esiste  una vera e propria "questione morale", collegata ai sempre più frequenti scandali della vita pubblica, alla corruzione, alle chiusure corporative, al disprezzo della cosa pubblica, ad una burocrazia incapace di mettersi al servizio del cittadino, al "familismo amorale" di troppi, a un deficit di senso civico. Ciò è dovuto, almeno in parte, alla storia del nostro paese, che ci ha portati ad essere socievoli, ma non sociali.

La sfida del futuro è quindi quella di lavorare non soltanto per una crescita economica e materiale, bensì per il progresso morale. L'evoluzione stessa di altri paesi ci ha dimostrato che soltanto attraverso lo sviluppo etico dei propri componenti una società può raggiungere una qualità della vita elevata e un benessere economico stabile.

Riferimenti bibliografici:
Alberoni, F., Le ragioni del bene e del male, Milano, Garzanti, 1981
Alberoni, F., Veca, S., L'altruismo e la morale, Milano, Garzanti, 1992
Nietzsche, F., Genealogia della morale, Milano, Adelphi, 1984
Nietzsche, F. Al di là del bene e del male, Milano, Adelphi, 1977

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Pagina aggiornata il 08.10.12
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