copertina libroL’autore del libro, Frank Huyler, è un medico che lavora nel Pronto soccorso di un ospedale di Albuquerque, nel New Mexico. Prima di questo volume, ha pubblicato poesie su varie riviste letterarie.

Huyler ci racconta le sue esperienze professionali di medico di urgenza ed emergenza. Le giornate che trascorrono inesorabili, passando “da un paziente all’altro, ordinando esami di laboratorio, auscultando polmoni e palpando addomi, controllando orecchi, indirizzando la gente nei vari reparti “. E poi intubazioni tracheali, ferite da suturare, emocolture, liquidi da infondere, vene da incannulare, sonde da inserire, antibiotici da somministrare, piccoli, ma risolutivi interventi chirurgici.

L’attività di un Pronto Soccorso è per lo più frenetica: persone che si trascinano per settimane lungo il labile limite che separa la vita dalla morte, la cui cura diventa un procedimento frustrante al punto da desiderarne il decesso. E talvolta, al contrario, pazienti dati per spacciati che si riprendono miracolosamente, nonostante lo scetticismo della scienza.
Non di rado capita pure che il paziente muoia, nonostante tutti gli sforzi compiuti per salvarlo: la malattia, nella sua camaleontica capacità di trasformarsi, si rivela più forte della tecnica.

Formulare una diagnosi corretta non è per niente facile; occorrono preparazione scientifica, ma soprattutto intuito. Inoltre i comportamenti di certi pazienti possono risultare sovente estenuanti per chi se ne prende cura. Da ultimo ci si deve confrontare ogni giorno con i limiti invalicabili di natura economica e organizzativa, con risorse scarse da ottimizzare.

Il lavoro assorbe gran parte delle energie, lasciando poco spazio alla vita privata. Mancanza di sonno, stress, stanchezza cronica sono la norma e talvolta minano la lucidità, ma soprattutto la serenità dei sanitari. Qualcuno ha una vita privata squilibrata ed arriva persino al suicidio. Qualcun altro si riempie di droghe e psicofarmaci, tanto da dover ricorrere a un prolungato periodo di disintossicazione.

Ma non c’è solo la durezza del lavoro pratico. A complicare la vita dei vari operatori c’è il quotidiano confronto con le proprie emozioni. Che sono di soddisfazione, di felicità, di euforia quando si salvano vite umane compromesse dalle patologie, ma possono essere anche emozioni negative, come la rabbia, la frustrazione, il disgusto:

La mia rabbia appariva sproporzionata, sconveniente, lo sapevo; ma ero stanco, mi dicevo, stanco di stare in piedi per tutta la notte accanto ad alcolizzati sanguinanti, drogati in overdose, assassini e criminali; ero stanco di famiglie pronte a riscrivere la storia pur di salvare la dignità delle proprie perdite personali. Ero stufo di dispensare le mie ore di sonno e i miei pensieri a gente simile.
Il difficile lavoro dell'emergenza mette a dura prova le virtù del medico, la sua capacità di empatia, di compassione, di solidarietà umana. Si tratta di un professionista formato in lunghi anni di studio e di tirocinio, non di un robot che non avverte l’usura, la fatica e i condizionamenti dell’ambiente esterno.

Il sangue degli altri citato nel titolo è, propriamente, quello trasfuso ad una paziente, malata di artrite reumatoide giovanile che, salvata più volte, ha preso a sanguinare ininterrottamente e necessita di trasfusioni continue. Ma è anche il sangue che accompagna la maggior parte degli utenti che affollano un Pronto Soccorso, vittime spesso di incidenti, pestaggi o sparatorie. E forse è pure il sangue che sgorga metaforicamente dalle ferite psicologiche che non risparmiano nemmeno gli eroi del Pronto Soccorso, attanagliati in talune circostanze dalla solitudine e dal senso di vuoto interiore.

Frank Huyler ha particolare talento nel descrivere i disagi, le incertezze e le vulnerabilità di chi deve lavorare con persone su altre persone. Ci fa percepire nella nostra stessa carne, come fossimo presenti, le emozioni, i sentimenti e gli stati d’animo di chi lavora in prima linea, sul delicato confine tra la vita e la morte.

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