Roberto Baggio, Il sogno dopo, Limina, 2003

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copertinaSento che ho capito, perché il tuo spirito è aperto al nuovo, che nasce dalle sofferenze del passato. È la nostra gioia effimera giornaliera, che non può essere sempre contenuta nella cruda esperienza.
E' il diritto al sogno.
Tu, la tua vita, le cadute e le resurrezioni, hanno significato che si può, è possibile.
Di più, che è un diritto sacro che appartiene ad ogni creatura.

Il sogno dopo è la seconda autobiografia di Roberto Baggio e, sulla falsariga della prima, il campione di Caldogno ci racconta la sua maturità calcistica e umana, vissuta in provincia con la maglia del Brescia.

Il sogno, di cui si parla nel titolo, sono i mondiali di calcio 2002 in Corea e Giappone, che Baggio insegue con tutte le sue forze, combattendo contro la sfortuna, gli infortuni che si abbattono di continuo sulle sue ginocchia martoriate e i soliti detrattori che lo considerano finito.

Il mondiale 2002 è l'ossessione che ritorna più spesso in queste 206 pagine scritte con la collaborazione di E. Mattesini e A. Scanzi.

Pagine che comprendono pezzi scritti in prima persona dal Divin Codino, ricche dei suoi sogni di uomo e di atleta e impregnate dalla spiritualità che gli deriva dall'adesione alla religione buddhista, e pagine di interviste e di racconti giornalistici delle stagioni 2001/02 e 2002/03.

Lo stile usato è piacevolissimo. Il lettore non si annoia mai. La delusione per la mancata convocazione al Mondiale è fortissima. Sarebbe stato il quarto mondiale di Roby Baggio e sarebbe stata una partecipazione meritatissima, un dovuto ossequio alla sua prodigiosa carriera e ancora di più alla caratura del calciatore, che a 35 anni suonati riesce a dimostrare sul campo come e quanto sia ancora capace di danzare calcio e di disegnare col corpo e con la palla traiettorie impossibili.

La preghiera e la famiglia sono considerate da Baggio le esperienze fondamentali che gli hanno consentito di affrontare con successo i due gravi infortuni alle ginocchia occorsigli nella stagione 2001/02. Infortuni, che nonostante vengano superati al 100% con tanto di prova sul campo, saranno poi addotti come giustificazione alla sua mancata convocazione in nazionale.

Baggio si sofferma poi sull'Argentina, terra tanto amata e sulla caccia, un'attività che per lui costituisce una straordinaria forma di relax e di ricarica psicofisica, utile per affrontare la stagione 2002/03, con al suo fianco il vecchio e saggio allenatore Mazzone, inseguendo il sogno degli Europei 2004 e i 200 gol in serie A.

Nel novembre 2010 Roberto Baggio ha ricevuto, dai premi Nobel per la pace, il Peace Summit Award 2010, il riconoscimento che annualmente viene conferito alla personalità che maggiormente si è impegnata verso i più bisognosi.

Anche se da alcuni anni Roberto non ci delizia più con le sue giocate sui campi di calcio, riesce tuttavia ancora a stupirci con le nobili azioni che vengono dal suo grande cuore.

Pier Luigi Usai
(novembre 2010)

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