copertina libroFiglio di un padre alcolista e di una madre depressa, il tredicenne James Doty entra casualmente in una bottega di magia. Qui conosce la signora Ruth e sarà un incontro che gli cambierà la vita. Il ragazzino spaurito riuscirà i liberare i propri talenti inespressi e diventerà un affermato neurochirurgo. Soprattutto capirà che non è la sola intelligenza della mente quella che ci apre le porte della vita, ma che è necessaria soprattutto l’intelligenza del cuore. Anzi cuore e cervello devono lavorare di concerto ed integrarsi, formando un solo intelletto.

Le tecniche che Ruth insegna al piccolo James, la meditazione e la visualizzazione, lo aiutano a concentrarsi e a prendere decisioni più rapide, ad uscire dalla povertà e ad avere successo, ma da sole non bastano a fare di lui un vero uomo. Col tempo, diventato adulto, James capirà che soldi e potere sono falsi idoli. Imparerà che quello che è veramente importante nella vita di una persona è sviluppare la saggezza e la socievolezza, interessarsi agli altri. In una parola, è essenziale, per essere veramente felici e realizzati, aprire il proprio cuore alla compassione:

Sì, possiamo fare ciò che vogliamo, ma solo l’intelligenza del cuore può dirci cosa vale la pena creare.

L’essere umano ha bisogno - secondo l'autore - di mantenere dei rapporti sociali soddisfacenti. L’uomo occidentale soffre di depressione, ansia e solitudine. Solo aprendosi alla connessione e alla relazione con gli altri può raggiungere un benessere duraturo. Ruth insegna a Doty che non basta curare le ferite della propria anima, ma occorre occuparsi anche delle ferite altrui, riscoprire e amare quello che ci accomuna agli altri: la vulnerabilità, le imperfezioni, gli errori, i pregi e i difetti. Aiutare gli altri e agire con gentilezza rendono la propria vita migliore e completamente degna d'essere vissuta.

Doty assimila così, maturandolo con l'esperienza, un vero e proprio alfabeto del cuore, i cui punti salienti sono:

P come perdono. Siamo tutti talmente fragili che finiamo prima o poi col procurare sofferenze agli altri. Consapevoli di questo destino comune, non dobbiamo coltivare l’ostilità. La rabbia è un’emozione che ci avvelena. Il perdono è uno dei più grandi doni che possiamo fare al prossimo.
R come rispetto. Spesso cerchiamo di manifestare la nostra superiorità sugli altri. Questo tradisce la nostra insicurezza. Soltanto, invece, considerandoci uguali agli altri, riconoscendo la nostra comune umanità, possiamo aprire il nostro cuore ed amare in modo incondizionato.
O come obiettività. Ossia la capacità di mantenersi equilibrati, senza cedere all’euforia, né allo scoramento. Accettare insomma l’alternarsi degli inevitabili alti e bassi della vita.
D come dignità. Astenersi dai giudizi negativi sugli altri. Quando nell’altro vediamo noi stessi, con la medesima legittima aspirazione alla felicità, possiamo connetterci con lui ed aiutarlo.
I come integrità. Stabilire la nostra personale scala di valori e agire coerentemente ai nostri principi.
G come gentilezza. Ossia manifestare premura verso gli altri. Prendersi cura del prossimo senza secondi fini. La gentilezza è un moltiplicatore di benessere.
A come amore. L’amore trasforma tutto e tutti. Non sono la tecnologia o la medicina che curano le ferite e guariscono, ma l’amore.
R come riconoscenza. Provare gratitudine nei confronti della vita, nonostante i dolori e le inevitabili sofferenze.
C come compassione. “ La compassione è la consapevolezza della sofferenza dell'altro unita al desiderio di alleviarla”. Però prima di tutto dobbiamo imparare ad avere compassione per noi stessi e per i nostri limiti, liberandoci dalla perniciosa abitudine all’eccessiva autocritica.
I come imparzialità. Battersi ovunque per far trionfare la giustizia, non solo nei nostri confronti, ma soprattutto in difesa dei deboli e dei poveri.
L’alfabeto del cuore si può dunque sintetizzare in un solo motto: PRODIGARCI.

Doty apprende che non è sempre bene affidarsi ai propri desideri. "Ciò che credi di desiderare non è sempre ciò che è meglio per te”, gli aveva detto Ruth. Talvolta, infatti, capita di inseguire traguardi sbagliati.

Diventato medico capisce, attraverso l'osservazione e la pratica clinica, che ascoltare i pazienti, dedicare loro tempo e attenzione, li faceva già sentire meglio:

Lasciavo che mi raccontassero la loro storia, i loro problemi, i successi e le sofferenze. E in molti casi questo alleviava il loro dolore più di qualsiasi farmaco che potessi prescrivere, a volte anche più dell’intervento chirurgico. Ancora oggi dico ai miei studenti e agli specializzandi miei allievi che, se è vero che la neurochirurgia richiede apparecchi sofisticati e moltissima tecnologia, il mio più grande successo come medico è stato aprire il cuore ai miei pazienti e garantire loro la mia presenza.

Raggiunto un grado avanzato di saggezza, il protagonista della vicenda impara a non giudicare le persone in base alla loro provenienza, al loro mestiere o al loro conto in banca. Comprende che ogni persona ha valore e merita dignità e rispetto. Tutti meritano amore. E tutti hanno diritto a una possibilità, e magari anche a una seconda. E si sforza di vedere le persone non solo per quello che sono, ma per quello che possono diventare.

Il libro racconta una storia vera. È una autobiografia, ma si legge come un vero e proprio romanzo di formazione oppure come una valida guida spirituale, una bussola per orientarsi nella confusione etica contemporanea. Oggi James Doty è un noto neurochirurgo, direttore del Centro per la ricerca e la formazione sulla compassione e l’altruismo della Stanford University, fondato insieme al Dalai Lama.

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