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Mario Tobino, Il perduto amore, Mondadori, 1990
| N a r r a t i v a |
Alfredo, un tenente medico che ha vissuto in prima linea la
guerra di Libia, conosce in un ospedale da campo, nelle retrovie, l'incantevole,
capricciosa e civettuola crocerossina Ludovisi, una contessina che per sentirsi viva ha bisogno
romanticamente di sfidare il pericolo. Tra i due si sviluppa un tenero
amore che, tuttavia, non va oltre i baci e gli abbracci, anche per la
ritrosia di lei ad abbandonarsi ai sensi e per alcune remore legate al
rispetto interiore ed esteriore di regole e convenzioni, soprattutto per
evitare "spiacevoli pettegolezzi". Quando entrambi
vengono rimpatriati, - il tenente per una ferita rimediata in
combattimento -,
i due si possono rivedere liberamente in Italia. Alfredo incontra la
contessina nella sua signorile abitazione della nebbiosa Carpi e poi la
rivede nell'incantevole Firenze, "che mai di sé non sazia".
Con la vocazione della letteratura e
quindi attento a cogliere le più sottili sfumature dell'animo umano, Alfredo
coglie i primi scricchiolii della loro unione, le resistenze, i dubbi e le
prime ripulse di lei. Dedé, - così la Ludovisi si fa chiamare
confidenzialmente dagli amici -, finisce per manifestare aperta
indifferenza verso il medico che, nel frattempo, si è procurato un poco
prestigioso lavoro
di assistente presso l'ospedale psichiatrico.La consapevolezza della fine del proprio amore getta Alfredo nello sconforto, mitigato dalla pubblicazione del suo primo volume di poesie e dalla compagnia del pittore Garofano, che sa leggergli nel cuore e portargli conforto. Passano gli anni e Dedé, sola e delusa dallo svolgimento della propria
vita, tenta di contattare Alfredo, contando sul suo immutato amore, ma
l'ex tenente comprende che è inutile e pericoloso riallacciare un legame
che promette soltanto di rovinargli il piacevole e faticoso equilibrio
raggiunto nella propria vita. Tuttavia un giorno, passando per Carpi,
lascia un biglietto per la contessina, consapevole di conservare della
donna, un tempo amata, un tenero ricordo: "Ora tutti e due hanno i capelli bianchi, le rughe, spesso un mesto sorriso. Scritto in uno stile incantevole, in modo che lo scrittore sembra aver "gioito di usare il lessico, raccontare con le precise parole, incasellarle con grazia", Il perduto amore, pubblicato per la prima volta nel 1979, racconta delle ambizioni, dei desideri e delle illusioni della gioventù nel momento in cui si scontrano con la cruda realtà. Sullo sfondo del romanzo il paesaggio libico che, malgrado i bombardamenti e le macerie della guerra, conserva un'esotica e affascinante bellezza, coi deserti, la sabbia, il ghibli, gli arabi avvolti nelle loro tuniche. Infine l'ombra cupa, opprimente e fanatica del fascismo, nonché la società italiana di sempre, dove l'eroismo viene coltivato a parole, mentre nella pratica quotidiana prevalgono gli interessi, le raccomandazioni, le viltà e i privilegi. Il perduto amore è principalmente lo studio perfettamente miniato del rapporto amoroso tra due persone che l'energia, la fisiologia, le circostanze e le giovanili speranze fanno sì che si attraggano, si piacciano, decidano di mettersi insieme, ma che non riescono a trasformare la reciproca attrazione in amore maturo e compiuto. Un'alchimia fallita, ma un romanzo riuscito. Un piccolo capolavoro, che delizia il lettore dalla prima all'ultima pagina. ordina
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Pagina aggiornata il 16.10.09 |