Pirandello, un interprete della crisi dell'uomo moderno
| Tra l'Ottocento e il Novecento assistiamo all'affermazione
di teorie filosofiche che mettono in crisi una visione conciliata e
unitaria dell'uomo. È il trionfo dei cosiddetti "maestri del
sospetto": Karl Marx riconosce nel gioco delle forze economiche il
fattore preponderante che condiziona non soltanto la vita materiale, ma
anche quella psicologica, spirituale e morale dell'uomo; Friedrich
Nietzsche, in modo meno sistematico, ma più poetico e visionario, conduce
una critica radicale alla morale cristiana, fondamento dell'intera
società occidentale e base della coscienza dell'individuo civilizzato.
Il Novecento si apre con l'irrazionalismo e l'intuizionismo di Henri Bergson, che poco spazio concedono alla razionalità scientifica. Ma soprattutto il nuovo secolo si annuncia con il terzo, grande "maestro del sospetto": Sigmund Freud, con il suo metodo di investigazione della psiche umana: la psicoanalisi. Per il neurologo viennese, non solo l'uomo non è il centro dell'universo, essendo la Terra soltanto uno dei tanti pianeti esistenti, ma non è padrone neppure in casa sua, nel chiuso della propria mente . Egli è infatti agito da forze, da pulsioni, da istinti, che albergano nel suo inconscio e che egli è soltanto in parte in grado di riconoscere e controllare. Il processo di civilizzazione è basato, secondo il padre della psicoanalisi, su una parziale rinuncia agli istinti, sulla repressione dei desideri e dei bisogni dell'individuo. I tre principali maestri del sospetto mettono dunque in crisi la visione illuministica, che vedeva la ragione guida sicura dell'umano operare. L'uomo novecentesco è un uomo smarrito, la cui unità è andata in frantumi. La guerra mondiale con tutti i suoi orrori e la grave crisi internazionale non fanno altro che acuire questo sentimento diffuso di insicurezza. Il lavoro artistico di Luigi Pirandello si inserisce perfettamente in questo quadro storico-filosofico. L'opera dello scrittore siciliano, partendo talora da ambientazioni regionalistiche, sviluppa, anzi, temi originali, anticipando la stessa psicoanalisi nello studio dell'angosciato animo umano e degli effetti che la struttura sociale produce in ciascuno di noi. Lo situazione storica italiana induce poi le avanguardie artistiche e
culturali della nazione ad un pessimismo ancora più pronunciato. L'uomo della narrativa di Pirandello avverte forte il contrasto tra illusione e realtà. Il conflitto fra apparenza e realtà è al centro, per esempio, del primo romanzo di Pirandello, L'esclusa , pubblicato, nella prima edizione, nel 1901: la protagonista, sospettata di adulterio quando invece è fedele al marito, viene riabilitata proprio quando l'adulterio lo commette davvero. Crollate le illusioni politiche, il protagonista delle opere di Pirandello è un uomo solo, in crisi di identità, i cui tentavi di fronteggiare la vita e di ricostruirsi un futuro sono allo stesso tempo comici e destinati al fallimento. E' così, per esempio, per il Mattia Pascal (Il fu Mattia Pascal, romanzo, 1904), che tenta una ribellione alle costrizioni sociali, per scoprire che senza nome e identità non gli è possibile vivere. Come fece notare il critico Carlo Salinari, "tutta la poetica
pirandelliana tende a distruggere il personaggio, a sconvolgere la materia
narrativa, a puntare sul casuale, sull'eccezionale, sul patologico".
Eppure pochi, come lo scrittore siciliano, sono in grado di gettare luce
sulla nostra condizione umana. Personaggi paradossali, incapaci di fronteggiare la realtà, popolano la narrativa e il teatro di Pirandello. Basti pensare a quell'Enrico IV dell'omonima opera teatrale (1929) che, impazzito a causa di una caduta da cavallo, rinsavisce dopo anni ma, incapace di adeguarsi alla nuova realtà che si trova di fronte, continua a fingersi folle. Teatro e narrativa di Pirandello si concentrano dunque sui medesimi
temi: la caoticità, casualità e assurdità dell'esistenza,
l'impossibilità di delineare una realtà oggettiva, la solitudine, il
malessere, l'alienazione dell'uomo moderno, costretto a vivere di
convenzioni sociali, di ipocrisie, imprigionato in forme, che sono
maschere. Se da un lato esse garantiscono all'individuo il dispiegamento della
propria esistenza, dall'altro gli impediscono di vivere una vita
autentica. Pirandello si fa testimone attento e critico impietoso e corrosivo di una condizione umana dolorosa e disgregata, di un io diviso e frammentato, ma nel contempo è scettico circa una possibile via d'uscita, circa un praticabile riscatto, circa una sperabile salvezza. L'unica via di fuga che si prospetta ai personaggi pirandelliani sembra quella dell'isolamento, dell'autoesclusione e della follia. Il lavoro artistico di Pirandello è espressione della crisi del Positivismo e dello scientismo e si colloca a pieno titolo nell'alveo del Decadentismo. Lo scrittore siciliano è una delle poche voci italiane di levatura europea, capace di affrontare nelle proprie opere tematiche esistenziali di grande interesse e capace di rivoluzionare il teatro anche da un punto di vista formale, anticipando il teatro dell'assurdo di Ionesco e Beckett. Riferimenti bibliografici:La letteratura italiana (CD-ROM), Milano, Gruppo Editoriale L'Espresso, 2003 Mazzoli, P.F., Guida al tema d'italiano per la maturità, Milano, Clio, 1995
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Pagina aggiornata il 15.07.11 |