La felicità

Il raggiungimento della felicità individuale è probabilmente l'obiettivo principale dell'uomo, all'interno della società occidentale. Saggi e filosofi si interrogano da secoli sui modi in cui la felicità possa essere raggiunta. E un importante Paese, come gli Stati Uniti d'America, ha inserito il diritto di perseguire la felicità individuale addirittura nella propria Costituzione, già due secoli fa.

Il denaro, il sesso, il potere, il successo vengono considerati oggigiorno, dalla maggioranza delle persone, obiettivi desiderabili, stazioni intermedie da raggiungere ad ogni costo nel cammino che porta alla felicità definitiva e duratura. Per raggiungere tali obiettivi siamo disposti a impiegare energie sovrumane, a ingaggiare lotte spietate, a patire affanni prolungati, sottoponendoci quasi sempre a stress, angosce, invidie e gelosie, che finiscono per minare la serenità personale e dei rapporti sociali.

Inoltre, proprio perché perseguiti in pratica da tutti, gli obiettivi sopraccitati sono spesso difficili da raggiungere e la loro mancata realizzazione ci rende vittime quasi sempre di frustrazioni, depressioni, senso di vuoto e assenza di significato. Senza contare che spesso si tratta di obiettivi vani: le cronache ci presentano di frequente  l'apparente paradosso di individui ricchi, famosi, gonfi di soddisfazioni materiali e però infelici. 

D'altronde, recita un detto popolare, "nella vita c'è più da piangere che da ridere".
E una religione piena di saggezza come il buddhismo, ci ricorda che nessun uomo, neppure il più ricco e potente, può scampare ad esperienze per certi aspetti sconvolgenti come la vecchiaia, la malattia e la morte. Che quello che oggi ci dà piacere, domani ci inchioderà al dolore.

Eppure, esiste ormai, nella nostra società, un radicato obbligo sociale alla felicità. I media e le agenzie educative ci vogliono felici, ci prescrivono la felicità, ce la ordinano. E la felicità, inseguita ovunque, sempre più ci sfugge, come un amore troppo desiderato.

Allora sorge il dubbio che questa lotta senza quartiere per il raggiungimento della felicità perfetta  sia diventata assurda, che il prezzo da pagare di tanto tribolare e angustiarsi sia proprio l'assenza di felicità. E questo, nonostante la vita, in più occasioni, ci insegni che si raggiunge soltanto ciò che si chiede con indifferenza.

Ecco, personalmente ritengo che danaro e successo siano obiettivi desiderabili, ma che il loro raggiungimento non deve finire con l'imporci rinunce e sacrifici troppo grandi. Credo che l'uomo saggio debba distogliersi, almeno in parte, dalle felicità e dai piaceri troppo forti e concentrarsi, invece, sui piccoli piaceri, quelle piccole gioie che, oggi negligentemente trascurate, riempiono però l'animo di serenità e di soddisfazione. 

Godere di un pomeriggio libero da impegni, passeggiare lentamente per le strade della città, guardandola con occhi nuovi, assaporare una giornata di sole, apprezzare la bellezza della natura, parlare a un amico, ammirare il sorriso di una ragazza o di un bambino, degustare un cibo o un vino preparati con cura, imparare cose nuove, leggere le pagine di un libro o ascoltare della musica con cui ci troviamo in sintonia, assecondare il nostro ritmo vitale costituiscono, a mio avviso, piaceri degni di riconciliarci con l'esistenza. 
Nella folle corsa al denaro e al successo, concedersi pause di questo tipo significa vivere una vita autenticamente umana. 
Vivendo in tal modo, forse, la felicità ci sorprenderà frequentemente, magari dove meno ce la aspettiamo. Durerà giorni, o un attimo; talvolta se ne andrà, per poi ritornare inaspettata e gradita, come una ragazza capricciosa, ma amata.

In fondo, non importa veramente quanto denaro guadagneremo o quale posizione sociale riusciremo a raggiungere. Quello che importa è che ciascuno di noi realizzi se stesso, coltivi le proprie passioni, individui progressivamente quelle predisposizioni e quei talenti che lo rendono un individuo unico e irripetibile. E il compito di una società giusta, da edificare con scelte politiche appropriate, è quello di creare le condizioni affinché ogni individuo abbia l'opportunità di conoscere e diventare se stesso.

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Pagina aggiornata il 10.04.10
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