Il mio primo giorno di scuola alle superiori

Il mio primo giorno di scuola alle superiori credo che me lo ricorderò a lungo. Dopo tre anni di medie, adesso ho fatto il salto, sono entrato in un altro ordine di studi, sto diventando grande.
Devo confessare che la notte prima ho dormito meno del solito, dato che l'ansia e la preoccupazione mi hanno disturbato il sonno.
La mattina, dopo che mia mamma mi ha svegliato, ho fatto una colazione leggera, perché mi sembrava di avere lo stomaco chiuso e sono arrivato nel cortile della scuola ben prima del suono della campanella, in uno stato d'animo che oscillava tra l'angoscia e l'euforia. 
Dovevo orientarmi, capire, individuare l'aula della mia nuova classe, familiarizzare con nuovi regolamenti e nuove abitudini. Adesso, a parte un paio di vecchi compagni delle medie, sono in classe con tutti ragazzi sconosciuti. 

All'inizio mi sono sentito un po' spaesato, fra tutte quelle voci e volti nuovi, e quella frenetica concitazione da primo giorno di scuola.
Gli altri ragazzi sembrano tutti così più intelligenti e maturi di me! Ho già paura di rimanere indietro. Gli psicologi lo chiamano complesso di inferiorità, quel misto di timore, ammirazione e invidia che avverto quando osservo i miei nuovi compagni, la maggior parte dei quali sembra davvero fiera e sicura di sé e delle proprie conoscenze e capacità. 

Con qualcuno, comunque, ho già stretto una seppur abbozzata forma di amicizia, che spero si possa sviluppare nel prossimo futuro. Ma siamo ancora in una condizione fluida: i gruppi non si sono ancora formati, stiamo tastando il terreno, ci stiamo studiando. Penso che sarebbe bello se affrontassimo questo nuovo anno scolastico collaborando tutti insieme a superare le difficoltà, facendo lega comune contro gli ostacoli. La competizione fra ragazzi va bene, ma la solidarietà e la collaborazione secondo me sono ancora più importanti. 
Cercherò di comunicare anche agli altri questa mia convinzione, cominciando magari dal mio nuovo compagno di banco, col quale ancora ci rivolgiamo la parola un po' imbarazzati, ma col quale già ci siamo raccontati alcune cose della nostra vita, del tipo dove abiti, per chi tifi, che musica ti piace.

Malgrado le mie preoccupazioni, spero di farcela. Io, come al solito, più che sull'intelligenza punto sulla tenacia e sull'impegno. Diciamo che il mio è un atteggiamento sportivo: la scuola è il mio campionato e so che se voglio essere promosso devo impegnarmi al massimo. 
Già in estate, sapendo del nuovo istituto che dovevo frequentare, ho cercato, pur senza esagerare, di prepararmi, di studiare e ripassare, per non arrivare all'inizio delle lezioni completamente arrugginito. 

I nuovi professori, alcuni con un'aria davvero autorevole, un po' mi intimoriscono. Mi sembrano  diversi dagli insegnanti delle medie e che trattino noi ragazzi in modo diverso, più distaccato e severo. Ma forse è soltanto una mia paranoia, un mio delirio di persecuzione generato dal trovarmi in una situazione nuova. 
Mi hanno detto che sono più esigenti, ma questo l'avevo messo in conto.

Passati i primi giorni so già che mi ambienterò. La scuola l'ho scelta io e le materie mi piacciono. So che adesso si fa sul serio e si inizia a costruire il proprio futuro. Non sono ammesse poltronaggini, apatie o negligenze . Non sono più un bambino, mi sto preparando ad entrare nel mondo degli adulti.

(tema svolto da n.l.)

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Pagina aggiornata il 18.09.09
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